Prologo

Il sogno dimenticato

Sul campo regnava la notte. Le fiamme che avevano distrutto l’accampamento andavano via via spegnendosi, lasciando in ricordo solo i resti di ciò che era stato e l’odore acre del sangue di chi vi dormiva prima dell’attacco.

 

Era avvenuto tutto molto velocemente. Le vedette di guardia al limitare del campo furono uccise con delle frecce dritte al cuore ancor prima che potessero accorgersi che qualcosa non andava.

 

Movendosi con passo felpato si erano avvicinati alle tende, una trentina in tutto. Loro erano quasi quaranta tra ragazzi e ragazze sotto la guida di Zhann, il loro giovane capo. Aveva degli occhi bellissimi, di un blu profondo che ispirava fiducia, i capelli corti e chiari che risaltavano sul suo viso. Lo sguardo era attento, il volto segnato da alcune piccole cicatrici che si era procurato da piccolo, nessuno sa come. Snello e scattante, risultati ottenuti grazie agli anni di addestramento, più sui campi di battaglia che a scuola, era un ragazzo vitale e speranzoso, ed era impossibile non lasciarsi contagiare dalla sua sicurezza.

 

Tutti nel campo avevano perso qualcuno, un genitore, un amico, un parente o magari anche tutte le persone che conoscevano, tutti tranne Zhann. Nessuno sapeva perché combatteva quando la sua famiglia era ancora viva e al sicuro. Capire dove trovava la forza di combattere contro nemici così terribili se non ricordando i propri morti era impossibile.

 

I nemici erano rappresentati dagli Azahi, dei guerrieri che avevano iniziato la conquista quattro anni prima, quando la ragazza aveva solo dodici anni. Quasi tutta la sua gente era stata uccisa da quei mostri, molto tempo prima di quell’attacco. Quando aveva attaccato il villaggio nemico sapeva bene che lì dentro non ci vivevano gli Azahi, ma i loro sottoposti, persone che per non morire avevano venduto l’anima a quegli esseri e che ora eseguivano ogni singolo ordine fino ai più orrendi, quelli che nessun essere umano avrebbe mai potuto compiere.

 

Ma quelli non erano umani veri, in quegli anni di sanguinose battaglie avevano perso se stessi, e i pochi che ancora sapevano chi erano l’avrebbero presto dimenticato. Spaventosi mostri completamente soggiogati dalla magia che li aveva deformati. Incurvati, scheletrici, la pelle che ricadeva sul corpo e la nuca priva di capelli. Ma la cosa più spaventosa erano gli occhi: globi perfettamente rotondi, senza pupilla e di colori diversi, dal nero al viola e dal blu al giallo. Alcuni di quegli esseri erano morti a causa del cambiamento, questo lo sapevano grazie ad alcuni di loro che si erano infiltrati nel campo una notte di due mesi prima, in seguito a dei rumori agghiaccianti che avevano udito fin dal loro accampamento. Quella notte erano morti tre ragazzi nel tentativo di scoprire qualcosa, ma i due sopravvissuti avevano recuperato abbastanza informazioni da ripagare la morte dei compagni.

 

Tutti tra quei giovani erano pronti a dare la vita pur di aiutare a porre fine al massacro che gli Azahi avevano iniziato.

 

Ora, camminando tra i morti, osservavano ciò che ne rimaneva sorridendo entusiasti per la riuscita dell’attacco che progettavano da settimane. Era stato un progetto piuttosto complicato poiché quel campo era nuovo e quindi i nemici continuavano ad arrivare numerosi. Avevano dovuto lasciar passare tre settimane solo per assicurarsi che non sarebbe arrivato più nessuno, altrimenti l’attacco sarebbe stato inutile, e una volta certi che tutti i nemici erano ormai giunti, lì avevano attaccati.

 

La parte peggiore di un attacco e di una guerra è il dover bruciare i morti, perché era doloroso vedere in quanti davano la vita a quel mondo, ma fortunatamente questa volta i morti erano solo tra i nemici. In ogni caso anche loro dovevano essere bruciati. Era difficoltoso trascinare quelle creature per via dei loro corpi grossi e pesanti, ma li trasportarono comunque sul retro della base, non senza problemi, e li deposero sopra il cumulo di paglia pronto per essere incendiato. Dopo alcuni minuti, i rapidi preparativi per l’incendio erano terminati e il capo distribuì le fiaccole accese.

 

Come al solito, fu Zhann il primo a lanciarla sui corpi, seguito a ruota da tutti gli altri, che fecero lo stesso uno alla volta.

 

«Ragazzi, il nostro lavoro qui è concluso, ora potete andare a riposarvi e, al tramonto di questa giornata, ci metteremo in marcia verso la prossima postazione» concluse Zhann rivolgendo un sorriso stanco ai ragazzi e andandosene poi in compagnia della giovane. ©

Questa è la cartina del mondo in cui è ambientato il mio libro, Eilos, disegnata da me.
Questa è la cartina del mondo in cui è ambientato il mio libro, Eilos, disegnata da me.